Pyli:chiesa bizantina, nota come katholikon di Porta Panagià.

Pyli:chiesa bizantina, nota come katholikon di Porta Panagià.

Arta in Grecia: Chiesa Parigoritria, probabile sito di stazionamento delle Sante Pietre della Casa di Maria di Nazareth

Arta in Grecia: Chiesa Parigoritria, probabile sito di stazionamento delle Sante Pietre della Casa di Maria di Nazareth

Brindisi: Chiesa di Santa Maria del Casale, deposito delle Sante Pietre della Casa di Maria di Nazareth prima della partenza per Loreto

Brindisi: Chiesa di Santa Maria del Casale, deposito delle Sante Pietre della Casa di Maria di Nazareth prima della partenza per Loreto

Loreto: Basilica contenente la Santa Casa di Maria di Nazareth

Loreto: Basilica contenente la Santa Casa di Maria di Nazareth

Il Viaggio della Santa Casa : da Pili a Arta, Da Arta a Brindisi e poi a Loreto

Il Viaggio della Santa Casa di Loreto: da Nazareth a Pyli, quindi ad Arta da cui parte per Brindisi diretta a Taranto ma, ceduta al Papa Celestino_V, viene trasportata a Loreto

Giovanni I Angelo Comneno Dukas, principe di Tessaglia, nel 1287, prima della drammatica conclusione delle Crociate in Terra Santa - avvenuta con la conquista di Accon da parte degli infedeli nel 1291 - pose in salvo  la Camera dell'Angelo della Domus di Maria a Nazareth.

La Camera venne trasportata nelle terre del despotato di Tessaglia - di cui era sebastocratore lo stesso Giovanni I - e precisamente a Pyli dove egli aveva già nel 1283 eretto una chiesa bizantina, nota come katholikon di Porta Panagià.

Il viaggio delle Pietre Sante era avvenuto, in sicurezza, via mare fino al porto di Atene, dove regnava la figlia Elena.

 

Alla morte di Giovanni I, avvenuta nel 1289, le Pietre della Camera di Maria vengono ereditate dal fratellastro Niceforo I Angelo Comneno Dukas, despota d'Epiro e trasportate ad Arta, sua residenza, nel 1291.

Intanto, nelle mire espansionistiche dei re angioini in Oriente, vi era il despotato d'Epiro; Carlo II d'Angiò stringe con Niceforo gli accordi matrimoniali tra il figlio Filippo e Tamara, figlia di Niceforo.

 

Il loro matrimonio quasi certamente fu celebrato nel novembre del 1294, dopo che  Thamar e la sua dote giungono a Brindisi. Nell'elenco dei suoi beni dotali, vi sono pure le Sacre Pietre della Casa di Maria,che sosteranno a Brindisi,mentre Thamar proseguirà per Napoli;qui, si trova anche Celestino, che celebra il matrimonio dei due rampolli.

 

E forse è proprio in ragione di ciò, che gli verranno donate le Pietre della Santa Casa.

 

Celestino V, venuto in possesso della Santa Casa, la farà trasportare nelle terre della Chiesa, a cui apparteneva Recanati, diocesi retta dal suo vicario Salvo.

Una galea crociata con le Sacre Pietre approderà, infatti, nel porto di Recanati e il 10 dicembre 1294 le Pietre saranno depositate a Loreto, luogo dove si erge la Basilica che le contiene.

 

La Santa Casa di Nazareth da Taranto-Brindisi a Loreto

 

PRESENTAZIONE  di Giuseppe Santarelli

 

DELEGAZIONE PONTIFICIA PER IL SANTUARIO DELLA SANTA CASA DI LORETO

 

La meritevole ricerca scientifica della prof.ssa Vincenza Talò Musardo si inserisce nel filone degli studi sulla Santa Casa di Loreto che propongono un trasporto del sacello nazaretano per iniziativa umana, considerando con rispetto “il ministero angelico” un segno della protezione celeste.

Fin dagli inizi del secolo XX si è cominciato a parlare di documenti segreti, esistenti negli Archivi vaticani, letti da qualche studioso - per l’esattezza da Giuseppe Lapponi e da Henry Thèdenat - secondo i quali i “materiali” della Santa Casa, alla fine del secolo XIII, sarebbero stati prelevati a Nazareth e trasportati a Loreto dalla famiglia Angeli, discendente dagli imperatori di Costantinopoli. Un documento del 1294, il foglio 181 del cosiddetto Chartularium Culisanense, pubblicato solo nel 1985, informa che Niceforo Angeli, despota dell’Epiro, nel dare in sposa la propria figlia Thamar a Filippo I d’Angiò, figlio del re di Napoli Carlo II e principe di Taranto, concesse al suo genero una ricca serie di beni dotali, tra cui “le sante pietre portate via dalla casa della Nostra Signora Vergine Madre di Dio” e “una tavola  lignea dipinta” raffigurante la Vergine con il Bambino in grembo. Nonostante le riserve di qualcuno, il documento, per stringenti ragioni di carattere storico e filologico, è ritenuto autentico da seri studiosi dell’argomento. Il contenuto del documento per altro sembra confermato da una lapide in lingua greca che si legge nella chiesa del monastero bizantino di Porta Panagià, a Pili, in Tessaglia, la quale recita: “Dalle fondamenta, o Tutta Santa, innalziamo la casa salvata, opera sacra”. Opportunamente, Haris Koudounas ricollega la notizia alla prima sosta delle reliquie della Santa Casa nell’antica Illiria.

Già coloro che hanno reso nota l’esistenza di documenti vaticani parlavano di un trasferimento della reliquia nazaretana a Loreto da parte della famiglia Angeli. E’ questa interpretazione anzitutto che chiarisce e corregge l’autrice del volume, la quale persuasivamente dimostra che la famiglia Angeli non poteva conoscere né scegliere il territorio di Loreto - appartenente a quel tempo al Comune di Recanati - per un approdo della nave con il prezioso carico. Ritiene, invece, cosa ovvia che la nave approdasse a Taranto, di cui Filippo I era principe, o più esattamente a Brindisi, da dove era partita una galea alla volta dell’Epiro per trasportare in Italia la suddetta dote e non solo.

Inoltre, la studiosa propone con considerazioni convincenti che non sono stati gli Angeli dell’Epiro e della Tessaglia, ma gli Angiò, Filippo I e Carlo II, coloro che hanno propiziato l’arrivo del prezioso carico a Loreto. Suppone infatti con fondamento che essi abbiano donato “le sante pietre” e l’icona mariana a Celestino V, il quale poté affidarla al suo vicario a Roma, Salvo, Vescovo di Recanati, un comune che possedeva un porto concesso da Federico II, presso il quale, secondo la tradizione, fu collocata la reliquia nazaretana, in una selva detta del “Laureto”.

Al porto di Recanati il carico sarebbe arrivato così dal porto di Brindisi.  In questo contesto, l’autrice propone una sua ipotesi ragionevole e convincente: il collegamento tra l’arrivo delle “sante pietre” al porto di Brindisi e la vicina chiesetta rurale, che andava sotto il titolo di Santa Maria del Casale, la quale poté ospitarle prima che fossero trasportate al Porto di Recanati. A memoria del passaggio di questa insigne reliquia, il principe di Taranto si fece generoso committente del nuovo e monumentale tempio, edificato là dove insisteva la vetusta cappellina mariana, conservandone l’intitolazione.

Lo studio è condotto con rigore critico-storico, con indiscussa competenza e con sicura conoscenza delle fonti e della vasta bibliografia lauretana, a partire dalla più antica, in modo specifico da quella inerente all’argomento trattato. Subito si nota, ad esempio, la ricca e precisa ricostruzione dei preparativi e della celebrazione del matrimonio tra Filippo I e Thamar, la puntuale e rigorosa interpretazione storica e filologica del foglio 181 del Chartularium, eccetera.

La ricerca si configura così come un nuovo e illuminante tassello della complessa vicenda del trasporto delle “sante pietre” della dimora nazaretana della Vergine per iniziativa umana.

Tale proposta, oggi ampiamente accolta da vari studiosi, nulla toglie al valore della “reliquia”, la quale o discesa dall’azzurro del cielo o approdata dall’azzurro del mare, è sempre un tesoro preziosissimo. E tanto basta.

 

Loreto, dalla Santa Casa, 25 Marzo 2019,

 

                                                                  Giuseppe Santarelli

                                                                   (firma autografa)

 

 

I LIBRI POSSONO ESSERE RICHIESTI ALL'AUTORE

Cav. Prof. Vincenza Musardo Talò

via Regina Margherita, 101

74020 San Marzano di San Giuseppe (TA)

e-mail: vincenza.musardo@libero.it